B.A.C.
è un sito di denuncia, un diario personale, una memoria per i posteri
07/07/2009  Molti altri mi daranno ragione!

Ho finito di leggere in questi giorni un libro pubblicato di recente da uno specialista che, in base alla sua esperienza professionale, afferma chiaramente come a volte possa diventare indispensabile e urgente attuare una mediazione familiare se veramente si vuole difendere il preminente interesse del minore. L'autore è specialista in mediazione familiare, oltre ad essere uno psicologo ed avvocato, quindi una voce autorevole in questo settore multidisciplinare. Secondo l'autore non esistono coppie "malate" o non "mediabili", ma occorre avere un diverso approccio metodologico. Ecco come conclude l'autore:

"Vogliamo augurarci che tutto ciò si traduca in un messaggio sempre più diffuso: non c'è coppia che non è in grado di risolvere i problemi, sia nel proseguire del rapporto, sia nel momento della separazione; l'ostacolo non è in loro, ma in operatori non adeguati al loro bisogno."

L'amore e il conflitto. di Franco Pastore
2008, Armando Editore

Faccio nomi e cognomi del presente caso di questi operatori inadeguati (ossia mentecatti e parassiti dello Stato):
l'A.S. Paola Farina, la Psic. Silvia Lo Forti e la Funz. A.S. Piera Recinu, del comune di Sesto San Giovanni (MI), che arrivano a dichiarare: "Al momento non si ritiene vi sia alcun margine per una mediazione familiare fra le parti" (senza specificare alcuna valida motivazione).
Un contributo non indifferente all'esito della vicenda l'ha dato anche quel cretino di Psic. Gisolfo Facco. In tutti gli stupidi colloqui di sostegno avuti con lui sembrava che volesse dare ragione ai miei segni di dubbio e di esasperazione ma che non potesse fare nulla per contrastare le decisioni dell'assistente sociale. Infatti ricordo quante volte ho espresso il timore che la bambina stesse subendo dei condizionamenti negativi dalla madre e dai nonni, e che quindi si dovesse fare una mediazione familiare per favorire un riavvicinamento di mia figlia al suo papà; la sua risposta è stata sempre la stessa: che sarebbero bastati anche dei silenzi per produrre un condizionamento negativo.